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Endometriosi e lavoro

Endometriosi e lavoro

Endometriosi e lavoro: cosa prevede la legge e cosa possono fare le aziende

In Italia circa 3 milioni di donne convivono con una diagnosi di endometriosi. Eppure, sul lavoro, questa malattia cronica è quasi invisibile: nessun congedo dedicato, tutele frammentarie, un'invalidità riconosciuta solo in minima parte. Ecco cosa esiste davvero oggi, cosa si sta muovendo in Parlamento e cosa un'azienda può fare senza aspettare nessuno.

Perché l'endometriosi è (anche) un tema di lavoro

L'endometriosi è una malattia infiammatoria cronica causata dalla presenza di tessuto simile all'endometrio al di fuori dell'utero — sulle ovaie, sulle tube, sul peritoneo, in alcuni casi su vescica e intestino. Il sintomo principale è il dolore, che nelle forme più severe può essere talmente acuto e persistente da compromettere le normali attività quotidiane. A questo si aggiungono affaticamento cronico, dolori durante i rapporti, disturbi intestinali e, in una parte significativa dei casi, difficoltà a concepire.

I numeri raccontano un fenomeno tutt'altro che marginale: la patologia interessa il 10-15% delle donne in età riproduttiva, e in Italia le diagnosi conclamate sono circa 3 milioni. A rendere il quadro più pesante c'è il ritardo diagnostico: tra i primi sintomi e la diagnosi passano in media dai 5 agli 8 anni. Anni in cui, molto spesso, la persona lavora — o studia — convivendo con un dolore che nessuno ha ancora dato un nome.

L'impatto sulla vita professionale è documentato: uno studio australiano del 2021 ha rilevato che oltre la metà delle lavoratrici con endometriosi incontra difficoltà concrete sul lavoro a causa della malattia — tra assenze, calo di produttività nei giorni acuti e, nei casi peggiori, rinuncia a opportunità di carriera.

L'endometriosi non è un "ciclo doloroso". È una malattia cronica, spesso progressiva, riconosciuta dal Ministero della Salute come patologia invalidante nelle sue forme più severe. Trattarla come un problema privato da gestire in silenzio è esattamente ciò che ne amplifica i costi — per chi ne soffre e per le aziende.

Cosa prevede la legge italiana oggi

La risposta breve: molto poco. In Italia non esiste una tutela lavorativa specifica per l'endometriosi. Chi ne soffre e deve assentarsi nei giorni acuti utilizza gli strumenti ordinari — malattia, ferie, permessi — con tutte le conseguenze che ne derivano: le assenze per malattia si accumulano nel periodo di comporto, oltre il quale il posto di lavoro non è più garantito.

Qualcosa esiste sul fronte sanitario. Dal 2017 l'endometriosi è inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA): le donne con diagnosi di terzo e quarto stadio — le forme moderate e gravi — hanno diritto all'esenzione dal ticket per alcune prestazioni specialistiche di controllo, come la visita ginecologica e l'ecografia. L'esenzione, però, non copre gli stadi più lievi né molte delle spese reali del percorso di cura.

Sul fronte dell'invalidità civile, l'endometriosi è presente nelle tabelle INPS, ma con percentuali molto basse: si va dal 10% per le forme lievi fino a un massimo intorno al 30-35% per il terzo e quarto stadio con complicanze. Percentuali che restano sotto le soglie necessarie per accedere ai benefici concreti — come i permessi retribuiti della legge 104, che richiedono il riconoscimento dello stato di handicap. In sintesi: la malattia è formalmente riconosciuta come invalidante, ma il riconoscimento non si traduce quasi mai in tutele effettive sul lavoro.

Endometriosi e lavoro in Italia: il quadro in numeri

3 milioni di donne con diagnosi conclamata in Italia — il 10-15% delle donne in età riproduttiva.

5-8 anni il ritardo diagnostico medio tra i primi sintomi e la diagnosi.

10-35% l'invalidità civile riconoscibile secondo le tabelle INPS — solo per gli stadi III e IV, e comunque sotto le soglie per i permessi della legge 104.

0 i giorni di congedo specifico previsti dalla legge italiana per chi soffre di endometriosi.

Cosa si sta muovendo in Parlamento

Il tema non è fermo. Negli ultimi anni sono state depositate diverse proposte di legge dedicate all'endometriosi, sostenute anche dal lavoro delle associazioni di pazienti come A.P.E. Odv e "La voce di una è la voce di tutte".

La proposta più recente è la PDL Malavasi-Forattini, depositata alla Camera a fine 2025. Punta a costruire un quadro organico: riconoscimento dell'endometriosi come patologia invalidante soggetta a esenzione, istituzione di un registro nazionale, campagne di informazione, formazione del personale medico e — punto centrale per chi lavora — disposizioni specifiche sulle assenze dal lavoro legate alla malattia.

Una proposta precedente, promossa dall'associazione "La voce di una è la voce di tutte", prevedeva inoltre tutele lavorative esplicite: accesso facilitato al lavoro agile, garanzie contro il mobbing legato alle assenze per malattia e la formazione del medico competente aziendale sulla patologia, con l'obbligo per l'impresa di riassegnare la lavoratrice a mansioni compatibili con le sue condizioni. Quell'iter si è interrotto, ma i suoi contenuti restano il riferimento più completo su cosa significherebbe, concretamente, tutelare l'endometriosi sul lavoro.

Nessuna di queste proposte è ancora legge. Come per il congedo mestruale, il divario tra la discussione pubblica e la normativa effettiva resta ampio.

Il caso Carrefour: cosa succede quando un'azienda non aspetta

Nel vuoto normativo, alcune aziende hanno deciso di muoversi da sole. Il caso più rilevante in Italia è quello di Carrefour Italia, che nel 2023 ha introdotto una policy dedicata: un giorno al mese di congedo retribuito — fino a 12 giorni l'anno — per tutte le collaboratrici con endometriosi dolorosa, dietro presentazione di certificato medico alla direzione del personale. Una misura significativa per un'azienda con circa 12.000 dipendenti, di cui il 60% donne.

Carrefour ha accompagnato la policy con una ricerca commissionata a SWG sul rapporto tra endometriosi e lavoro. I risultati sono una piccola mappa dei bisogni reali: il 51% delle donne intervistate indica lo smart working come la principale soluzione per conciliare malattia e lavoro, il 33% chiede più giorni di congedo retribuito, il 24% un aiuto economico per le spese mediche e il 23% azioni di sensibilizzazione interna per evitare pregiudizi. Un dato colpisce più degli altri: solo una donna su quattro, tra i 35 e i 55 anni, riferisce l'esistenza di aiuti o azioni di sensibilizzazione nella propria azienda.

Il messaggio che arriva da questa esperienza è duplice. Il primo: introdurre una tutela per l'endometriosi è possibile già oggi, con gli strumenti contrattuali esistenti, senza aspettare il legislatore. Il secondo: il congedo da solo non basta — serve un ecosistema fatto di flessibilità, cultura interna e assenza di stigma.

Gli strumenti disponibili oggi: una mappa onesta

Per chi lavora con una diagnosi di endometriosi, il quadro attuale è un mosaico di strumenti generici, ciascuno con limiti importanti.

Strumento Cosa offre Il limite
Malattia ordinaria Assenza giustificata e retribuita nei giorni acuti Consuma il periodo di comporto; espone a percezioni negative
Esenzione LEA Ticket gratuito per alcune prestazioni di controllo Solo per stadi III e IV; non copre tutto il percorso di cura
Invalidità civile Riconoscimento formale della patologia (10-35%) Percentuali sotto le soglie per benefici concreti
Smart working Lavorare da casa nei giorni difficili Dipende dalla policy aziendale; non è un diritto
Welfare aziendale Congedi dedicati, flessibilità, supporto Esiste solo dove l'azienda sceglie di introdurlo

La colonna di destra dice tutto: nessuno di questi strumenti nasce per l'endometriosi, e ciascuno lascia scoperto un pezzo del problema. È esattamente lo spazio in cui il welfare aziendale può fare la differenza — non come gesto di buona volontà, ma come risposta strutturata a un bisogno documentato.

Cosa può fare un'azienda oggi, senza aspettare la legge

L'esperienza di Carrefour — e, sul fronte parallelo del congedo mestruale, quella di Traininpink, Ormesani e Zeta Service — dimostra che introdurre tutele per la salute mestruale e per l'endometriosi è possibile con gli strumenti già disponibili: policy interne, accordi aziendali, contratti integrativi, piani di welfare. Ecco le misure più concrete, in ordine di impatto:

  • Un congedo dedicato — anche solo uno o due giorni al mese — che non consumi ferie né comporto, con certificazione medica una tantum e non ripetuta a ogni assenza.
  • Smart working flessibile nei giorni acuti: è la misura più richiesta dalle stesse lavoratrici, e spesso quella a costo zero per l'azienda. Poter lavorare da casa in un giorno di dolore evita l'assenza, non la maschera.
  • Flessibilità oraria, perché il dolore da endometriosi non rispetta l'orario d'ufficio: entrare più tardi dopo una notte difficile può fare la differenza tra un'assenza e una giornata lavorata.
  • Formazione di manager e HR sulla patologia: la maggior parte delle discriminazioni non nasce da cattiva volontà, ma da ignoranza. Sapere cos'è l'endometriosi cambia il modo in cui viene letta un'assenza.
  • Un canale riservato per comunicare la propria condizione, che tuteli la privacy: nessuna lavoratrice dovrebbe dover spiegare la propria diagnosi al team per accedere a una misura di welfare.

C'è un ultimo elemento, meno tecnico e più decisivo: la normalizzazione. Come per il congedo mestruale, le esperienze che funzionano sono quelle in cui la misura viene comunicata senza enfasi, integrata nel welfare come un diritto tra gli altri — non presentata come un'eccezione, un favore o un'operazione di comunicazione. Il silenzio attorno all'endometriosi è parte del problema: un'azienda che ne parla in modo normale sta già facendo metà del lavoro.


FAQ

Esiste un congedo per endometriosi in Italia?

No, non per legge. Le assenze legate all'endometriosi rientrano nella malattia ordinaria, che consuma il periodo di comporto. Alcune aziende — la più nota è Carrefour Italia — hanno introdotto autonomamente un congedo dedicato attraverso policy interne di welfare.

L'endometriosi dà diritto alla legge 104?

In generale no. Le tabelle INPS riconoscono all'endometriosi percentuali di invalidità civile tra il 10% e circa il 35% (solo per gli stadi III e IV), soglie inferiori a quelle richieste per i permessi retribuiti della legge 104, che presuppongono il riconoscimento dello stato di handicap. Presentare comunque domanda di invalidità è consigliato dalle associazioni di pazienti: crea uno storico utile in caso di aggravamento.

Chi ha l'endometriosi ha diritto all'esenzione dal ticket?

Sì, ma solo in parte. Dal 2017 l'endometriosi di terzo e quarto stadio è inclusa nei LEA: chi ha una diagnosi di questi stadi ha diritto all'esenzione per alcune prestazioni specialistiche di controllo, come la visita ginecologica e l'ecografia. Gli stadi più lievi non sono coperti.

Un'azienda può introdurre un congedo per endometriosi senza una legge?

Sì. Può farlo con policy interne, accordi aziendali o piani di welfare, esattamente come è avvenuto per il congedo mestruale in diverse realtà italiane. Carrefour Italia lo ha fatto nel 2023: un giorno al mese retribuito, fino a 12 l'anno, con certificato medico.

Devo comunicare la mia diagnosi al datore di lavoro?

Non esiste alcun obbligo. La diagnosi è un dato sanitario protetto: la lavoratrice sceglie se e a chi comunicarla. Dove esistono policy aziendali dedicate, la comunicazione serve solo ad accedere alla misura e dovrebbe passare da un canale riservato (tipicamente HR o il medico competente), senza coinvolgere colleghi o responsabili diretti.

Cosa prevedono le proposte di legge in discussione?

La proposta più recente, depositata alla Camera a fine 2025, prevede tra le altre cose il riconoscimento dell'endometriosi come patologia invalidante soggetta a esenzione, un registro nazionale, campagne di sensibilizzazione, formazione del personale medico e disposizioni specifiche sulle assenze dal lavoro. L'iter parlamentare è in corso e nessuna misura è ancora in vigore.


Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce il parere di un medico né una consulenza legale o previdenziale. Le informazioni su proposte di legge, tabelle INPS e policy aziendali sono aggiornate alla data di pubblicazione e potrebbero variare.

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