Sempre più PMI ricevono richieste di dati ESG da banche, clienti e grandi committenti. Il VSME è lo standard volontario nato per rispondere senza i costi di una rendicontazione completa. Qui vediamo dove trova posto il welfare, salute mestruale inclusa.
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Cos’è il VSME e perché riguarda le PMI
Il VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed SMEs) è lo standard volontario per la rendicontazione di sostenibilità delle piccole e medie imprese non quotate. Lo ha sviluppato EFRAG, l’organismo tecnico che ha scritto anche gli standard ESRS della CSRD. È tarato sulle risorse di una PMI: meno indicatori, linguaggio più semplice, struttura a moduli.
Interessa anche a chi non ha obblighi, perché le richieste di dati arrivano comunque, a cascata. Le grandi imprese soggette alla CSRD raccolgono informazioni sulla propria catena del valore e le banche guardano al profilo ESG dei clienti quando valutano un finanziamento. Con il VSME si ha un formato condiviso e si risponde una volta sola, invece di compilare un questionario diverso per ogni richiedente.
Il VSME è volontario e nessuna PMI è tenuta ad adottarlo. Avere però i dati sociali già pronti, in un formato riconosciuto, fa comodo quando un cliente o una banca li chiede.
I due moduli: Basic e Comprehensive
Lo standard si divide in due moduli. Il Basic Module è il punto di partenza e lo può usare qualsiasi PMI. Il Comprehensive Module si somma al primo per chi deve o vuole dare informazioni più approfondite, per esempio su strategia, obiettivi e politiche sui diritti umani.
| Modulo | A chi serve | Cosa copre |
|---|---|---|
| Basic | Tutte le PMI che vogliono iniziare | Informazioni generali, ambiente, forza lavoro, condotta d’impresa |
| Comprehensive | PMI con richieste più articolate da banche e clienti | Strategia, obiettivi, governance, politiche e informazioni aggiuntive sulla forza lavoro |
Dove trova spazio il welfare nel report
Nel VSME non c’è un indicatore dedicato alla salute mestruale. Le iniziative di welfare però non restano fuori: vanno messe nei punti giusti, sia come dati sia come racconto.
Le sezioni più rilevanti del Basic Module
B2 – Pratiche, politiche e iniziative future: qui si descrivono le iniziative avviate, comprese quelle di welfare e benessere, e le politiche che le sostengono.
B8 – Caratteristiche generali della forza lavoro: numero di dipendenti, tipologie contrattuali e ripartizione per genere.
B9 – Salute e sicurezza: indicatori su infortuni e sicurezza sul lavoro, dove si possono collegare le misure di prevenzione e benessere.
B10 – Retribuzione, contrattazione collettiva e formazione: divario retributivo di genere e ore di formazione per dipendente.
In pratica il welfare mestruale si racconta in B2, come iniziativa concreta con la sua policy. I dati di contesto (composizione della forza lavoro, formazione, parità retributiva) vanno invece in B8 e B10. Chi adotta il Comprehensive Module ha più spazio per descrivere politiche e processi di tutela dei lavoratori.
Come rendicontare una misura di welfare: un esempio
Un buon report dice cosa è stato fatto, per chi e con quali risultati, senza fermarsi alla dichiarazione d’intenti. Prendiamo una PMI che ha messo dispenser di assorbenti nei bagni aziendali e ha organizzato un’attività di sensibilizzazione. Gli elementi da documentare sono questi:
- Descrizione dell’iniziativa: cosa è stato attivato, in quali sedi e da quando.
- Destinatari: quante persone hanno accesso alla misura, in percentuale sul totale dei dipendenti.
- Policy di riferimento: il documento interno che formalizza l’impegno.
- Coinvolgimento: workshop, webinar o momenti di formazione svolti e numero di partecipanti.
- Feedback: esiti di una survey interna anonima su gradimento e benessere percepito.
- Prossimi passi: obiettivi per l’anno successivo, da inserire tra le iniziative future.
Rendiconta soltanto ciò che puoi dimostrare. Se l’impatto non è ancora stato misurato, scrivilo e indica quando lo farai: un report onesto regge meglio di uno pieno di numeri che nessuno può verificare.
Da dove partire: quattro passi
- Mappa cosa fai già. Molte PMI hanno iniziative di welfare mai formalizzate. Elencale tutte, anche le più semplici.
- Raccogli i dati di base. Numero di dipendenti, ripartizione per genere, ore di formazione, infortuni: di solito sono già in mano a HR e amministrazione.
- Metti tutto in una policy. Un documento breve che descrive l’impegno rende l’iniziativa rendicontabile e ripetibile.
- Misura e aggiorna ogni anno. Un sondaggio interno e pochi indicatori coerenti nel tempo valgono più di un report ambizioso ma fatto una volta sola.
Perché conviene farlo anche senza obbligo
Rendicontare le iniziative sociali aiuta a rispondere a clienti e banche, rende più semplice raccontare l’azienda a chi si candida e dà un’idea chiara di ciò che funziona. Il welfare mestruale è visibile, costa poco ed è facile da spiegare: un ottimo primo esempio di iniziativa sociale concreta da mettere nel report.
FAQ
Il VSME è obbligatorio per le PMI?
No, è uno standard volontario. Nella pratica, però, clienti e banche che raccolgono dati ESG da fornitori e finanziati possono chiederlo comunque.
Qual è la differenza tra VSME e CSRD?
La CSRD è la direttiva europea che impone la rendicontazione di sostenibilità alle imprese che rientrano nel suo ambito, secondo gli standard ESRS. Il VSME è uno standard volontario e semplificato per le PMI non quotate. Le soglie della CSRD sono state riviste a livello europeo, quindi conviene controllare il quadro aggiornato.
Dove si inserisce il welfare mestruale nel report VSME?
Non esiste un indicatore specifico. L’iniziativa si descrive nella sezione B2, dedicata a pratiche, politiche e iniziative, mentre i dati di contesto sulla forza lavoro vanno nelle sezioni B8, B9 e B10.
Serve un consulente per redigere il report?
Per il Basic Module di solito no: può compilarlo chi ha accesso ai dati aziendali. Un consulente torna utile per il Comprehensive Module o per controllare la coerenza complessiva del documento.
Quali dati sociali devo raccogliere per iniziare?
Il minimo utile comprende dipendenti per tipologia contrattuale e genere, dati su salute e sicurezza, ore di formazione e politiche in vigore. Molti di questi dati sono già in azienda.
Cosa succede se non ho ancora dati sull’impatto delle mie iniziative?
Puoi dichiararlo e indicare quando pensi di misurarlo. Il report può includere anche gli obiettivi futuri: meglio un’informazione onesta e incompleta che numeri non verificabili.
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una consulenza professionale. La numerazione e i contenuti degli indicatori VSME, così come le soglie di applicazione della CSRD, possono cambiare: per la rendicontazione ufficiale fai riferimento ai documenti EFRAG e alla normativa vigente.

