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Certificazione parità di genere UNI/PdR 125

Certificazione parità di genere UNI/PdR 125

Certificazione parità di genere UNI/PdR 125: cos'è, come si ottiene e cosa porta davvero in azienda

Oltre 38.000 siti certificati in Italia — un numero che ha già superato l'obiettivo PNRR — ma ancora molte aziende si chiedono se ne valga la pena. La risposta dipende da cosa ci si aspetta: se è una targa da appendere, probabilmente no. Se è un percorso per strutturare politiche reali e accedere a benefici concreti, sì. Ecco tutto quello che c'è da sapere, senza semplificazioni.

Cos'è la UNI/PdR 125 e da dove viene

La UNI/PdR 125:2022 è una prassi di riferimento pubblicata dall'Ente Italiano di Normazione (UNI) che definisce i requisiti di un sistema di gestione aziendale per la parità di genere. Non è una legge: è uno standard volontario che le organizzazioni possono adottare, far verificare da un ente accreditato e, se conformi, certificare.

Il quadro normativo che la sostiene è invece molto concreto. La Legge 162/2021 ("Legge Gribaudo") ha introdotto incentivi espliciti per le aziende che ottengono la certificazione — sgravi contributivi, premialità negli appalti — e ha incaricato l'INAIL di sviluppare lo standard tecnico, poi affidato a UNI. La Legge di Bilancio 2022 ha operativizzato i benefici, e il nuovo Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023) ha reso il punteggio premiale nelle gare un vantaggio concreto e misurabile.

L'obiettivo dichiarato è trasformare la parità di genere da principio a sistema: non basta affermare di essere un'azienda inclusiva, occorre dimostrarlo attraverso politiche documentate, indicatori misurabili e audit periodici di terza parte.

La UNI/PdR 125 non certifica le intenzioni: certifica un sistema di gestione. La differenza è sostanziale — significa che quello che viene valutato non è la cultura dichiarata, ma le politiche scritte, i dati raccolti e i risultati misurati nel tempo.

I sei ambiti valutati

Lo standard valuta l'organizzazione su sei aree tematiche, ciascuna con propri indicatori di performance (KPI). Insieme, coprono l'intero ciclo di vita del rapporto di lavoro e la governance aziendale:

  • Cultura e strategia: l'impegno della direzione, la comunicazione interna sui temi di parità, la formazione erogata, l'esistenza di un piano strategico coerente. Le FAQ 2026 aggiornate da UNI hanno rafforzato proprio quest'area, chiarendo cosa si intende per interventi di sensibilizzazione validi ai fini del KPI.
  • Governance: la presenza di figure dedicate alla parità di genere, la composizione degli organi decisionali, i meccanismi di controllo interno.
  • Processi HR: selezione, assunzione, valutazione delle performance — con criteri esplicitamente neutri rispetto al genere. È l'area che incrocia più direttamente la nuova normativa sulla trasparenza salariale.
  • Opportunità di crescita e inclusione: accesso alla formazione, progressioni di carriera, presenza femminile nei ruoli di responsabilità. Si guarda ai dati, non alle dichiarazioni.
  • Equità remunerativa per genere: analisi del divario retributivo interno, politiche per ridurlo, sistemi di job evaluation neutri. È l'area che richiede più dati strutturati e spesso quella che rivela le criticità più difficili da affrontare.
  • Tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro: politiche su congedi, rientro dalla maternità/paternità, flessibilità oraria, smart working, welfare. È anche l'area in cui rientrano naturalmente le misure sulla salute femminile: flessibilità per la salute mestruale, gestione delle patologie croniche, benessere nelle diverse fasi della vita lavorativa.

Quanti KPI devo soddisfare? Dipende dalla dimensione

Uno degli aspetti meno noti della UNI/PdR 125 è che non è uguale per tutti: lo standard prevede quattro fasce dimensionali con requisiti calibrati, rendendo il percorso accessibile anche alle realtà più piccole.

Dimensione Dipendenti KPI applicabili
Micro 1–9 8 su 33
Piccola 10–49 13 su 33
Media 50–249 31 su 33
Grande 250+ Tutti i 33

La certificazione è accessibile a qualsiasi organizzazione, indipendentemente da settore e natura giuridica — incluse le no-profit e le organizzazioni con un solo dipendente. Non è richiesta nessuna certificazione preesistente (come la ISO 9001), anche se i sistemi sono integrabili.

I vantaggi concreti della certificazione

Sgravio contributivo INPS: fino all'1% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, nel limite massimo di 50.000 euro annui per azienda (art. 5, Legge 162/2021). La domanda si presenta tramite portale INPS nell'anno successivo a quello di certificazione.

Punteggio premiale negli appalti pubblici: il D.Lgs. 36/2023 prevede punteggi aggiuntivi nelle gare d'appalto per le aziende certificate, oltre alla riduzione delle garanzie fideiussorie richieste (fino al 20-30%).

Premialità su fondi europei e PNRR: punteggio aggiuntivo nella valutazione di proposte progettuali per l'accesso ad aiuti di Stato e cofinanziamenti.

Contributi a fondo perduto: attraverso Unioncamere e bandi regionali, le PMI possono accedere a finanziamenti che coprono fino all'80% dei costi di certificazione (voucher consulenza fino a 2.500 euro + costi ente fino a 12.500 euro; bandi regionali come Lombardia fino a 16.000 euro).

Come funziona il percorso di certificazione

Il percorso tipo dura tra i 6 e i 12 mesi, con tempi più rapidi per le organizzazioni già strutturate su questi temi. Si articola in fasi logiche:

  • Gap analysis: fotografia della situazione di partenza rispetto ai KPI applicabili alla propria fascia dimensionale. È il momento in cui emergono le aree critiche — spesso l'equità remunerativa e la governance.
  • Implementazione del sistema: definizione o revisione di politiche, procedure e obiettivi nelle sei aree. Questa è la fase sostanziale: non si tratta di produrre documentazione, ma di strutturare pratiche reali.
  • Formazione interna: obbligatoria per il personale, con contenuti che devono coprire i temi della parità di genere. È uno dei KPI valutati nell'area "Cultura e strategia".
  • Audit di terza parte: un ente accreditato da Accredia (DNV, TÜV, Bureau Veritas, RINA e altri) verifica la conformità e rilascia la certificazione.
  • Mantenimento: sorveglianza annuale, rivalutazione biennale dei KPI, rinnovo triennale. La certificazione non è un traguardo: è un sistema che richiede continuità.

Salute mestruale e UNI/PdR 125: il collegamento che in pochi vedono

C'è un'area della certificazione che riguarda direttamente la salute mestruale, e non è quella che ci si aspetterebbe. Non è l'equità salariale, non è la governance: è la tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro, che nella prassi comprende tutto ciò che supporta la lavoratrice — e il lavoratore — nel gestire le esigenze personali e di salute in relazione al lavoro.

La flessibilità oraria per i giorni del ciclo, i prodotti mestruali disponibili in azienda, la formazione dei manager sulla salute femminile, le policy su patologie croniche come l'endometriosi: sono misure che trovano una collocazione naturale nei KPI di conciliazione e nei KPI di cultura e strategia. Non servono categorie nuove — servono misure reali da documentare in quelle esistenti.

Il punto non è inserire la salute mestruale nella certificazione per spuntare una casella: è che un'azienda che vuole certificarsi seriamente si trova a dover rispondere alla domanda "cosa facciamo concretamente per il benessere della forza lavoro femminile?" — e le risposte vuote non superano l'audit. La salute mestruale, affrontata con politiche e misure documentate, è una risposta concreta.

C'è anche un collegamento con la rendicontazione di sostenibilità: le misure di welfare sulla salute mestruale sono rendicontabili nello standard ESRS S1 e contribuiscono agli indicatori sociali del bilancio ESG. Una stessa misura lavora su due fronti — certificazione della parità e sostenibilità — ed è questo tipo di efficienza che le aziende più strutturate stanno iniziando a cercare.

Vale la pena certificarsi? Le domande da farsi prima

La certificazione UNI/PdR 125 ha senso se l'organizzazione è disposta a fare il lavoro reale che richiede — e può essere controproducente se viene trattata come un esercizio documentale. Alcune domande utili prima di iniziare:

  • Abbiamo dati sul divario retributivo interno? Se non li abbiamo, raccoglierli sarà il primo passo obbligatorio — e potrebbe riservare sorprese.
  • La direzione è coinvolta o delegherà tutto all'HR? La certificazione richiede commitment esplicito del vertice: è uno dei KPI valutati.
  • Partecipiamo a gare pubbliche o accediamo a fondi europei? Se sì, il punteggio premiale e la riduzione delle garanzie hanno un valore economico immediato e misurabile.
  • Siamo disposti a mantenere il sistema nel tempo? La sorveglianza annuale e il rinnovo triennale richiedono una struttura interna che regga oltre l'audit iniziale.
  • Vogliamo usarla come leva di employer branding? La certificazione è uno dei segnali più cercati dai candidati — in particolare dalle generazioni più giovani — nelle fasi di valutazione di un potenziale datore di lavoro.

Se la risposta a queste domande è positiva, la certificazione offre benefici tangibili su più fronti. Se la motivazione principale è "fa bene all'immagine", vale la pena chiedersi se non sia più efficiente, prima, costruire le politiche reali che la certificazione dovrebbe attestare.


FAQ

La certificazione UNI/PdR 125 è obbligatoria?

No, è volontaria. Qualsiasi organizzazione può scegliere di certificarsi, indipendentemente da dimensione, settore o natura giuridica. L'obbligo non esiste, ma i benefici connessi — sgravi INPS, punteggi nelle gare, premialità sui fondi — la rendono conveniente per molte realtà.

Quanto costa ottenere la certificazione?

I costi variano in base alla dimensione e allo stato di partenza dell'organizzazione, e comprendono la consulenza per l'implementazione e il compenso dell'ente certificatore. Tramite Unioncamere e bandi regionali le PMI possono accedere a contributi a fondo perduto che coprono fino all'80% dei costi — con voucher consulenza fino a 2.500 euro e rimborso dei costi di certificazione fino a 12.500 euro.

Quanto dura la certificazione?

Ha validità triennale, con sorveglianza annuale e rivalutazione biennale dei KPI da parte dell'ente certificatore. Non è un traguardo una tantum: richiede il mantenimento del sistema di gestione nel tempo.

Lo sgravio INPS si ottiene automaticamente con la certificazione?

No. L'esonero contributivo — fino all'1% dei contributi, massimo 50.000 euro annui — va richiesto presentando apposita domanda telematica all'INPS. Le modalità vengono aggiornate annualmente con specifiche comunicazioni INPS. È necessario essere in possesso della certificazione entro il 31 dicembre dell'anno precedente a quello di riferimento.

Le misure sulla salute mestruale contano per la certificazione?

Sì, trovano collocazione nei KPI dell'area "Tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro" e in quelli di "Cultura e strategia", che valutano formazione interna e interventi di sensibilizzazione. Politiche documentate su flessibilità per la salute mestruale, disponibilità di prodotti mestruali e formazione dei manager sono misure concrete che contribuiscono al punteggio in queste aree.

Una piccola azienda può certificarsi?

Sì. Lo standard prevede quattro fasce dimensionali con requisiti progressivi: una micro-impresa (1-9 dipendenti) deve soddisfare solo 8 KPI su 33. Il percorso è calibrato sulla realtà di chi parte — e i finanziamenti regionali e di Unioncamere sono spesso indirizzati proprio alle PMI.

Quali enti possono rilasciare la certificazione?

Solo organismi di certificazione accreditati da Accredia, l'ente unico di accreditamento italiano. Tra i principali: DNV, TÜV SÜD, Bureau Veritas, RINA. L'accreditamento è la garanzia che la certificazione ottenuta sia riconosciuta ai fini degli incentivi di legge.


Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza legale, fiscale o di certificazione. I dati su incentivi, scadenze e modalità di accesso agli sgravi INPS sono aggiornati alla data di pubblicazione e soggetti a variazioni annuali. Per il percorso di certificazione si consiglia di rivolgersi a un consulente specializzato e a un organismo accreditato Accredia.

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