Dispenser nei bagni, un kit consegnato alle dipendenti o i prodotti igienici dentro un piano di welfare: sono tre scelte diverse e ognuna ha il suo trattamento fiscale. Ecco come orientarsi.
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Perché il trattamento fiscale dipende da come si eroga la misura
Quando un’azienda decide di sostenere la salute mestruale, HR e amministrazione si fanno quasi sempre la stessa domanda: il costo è deducibile? E per le lavoratrici la misura è tassata come reddito?
La risposta cambia perché il fisco guarda soprattutto al modo in cui il beneficio viene messo a disposizione. Un dispenser in bagno, accessibile a tutte le persone presenti in azienda, è una cosa. Una scatola di prodotti consegnata a ciascuna dipendente è un’altra.
Questo articolo dà un quadro generale e non è consulenza fiscale. Le regole cambiano spesso e ogni caso ha le sue sfumature: prima di procedere fai verificare la tua situazione da un commercialista o da un consulente del lavoro.
Scenario 1: dispenser nei bagni aziendali
Il dispenser installato nei servizi igienici e accessibile a chiunque ne abbia bisogno viene generalmente trattato come una dotazione dei locali di lavoro, come il sapone, la carta igienica o gli asciugamani. Non è assegnato a una persona precisa, quindi in linea di principio non c’è un compenso in natura a favore della singola dipendente.
Per l’impresa, i costi di acquisto, noleggio o comodato del dispenser e dei ricambi sono di norma spese d’esercizio inerenti all’attività. È la soluzione più semplice da gestire: non ci sono soglie individuali da controllare né dichiarazioni da raccogliere.
Scenario 2: prodotti consegnati direttamente alle dipendenti
Se invece l’azienda consegna i prodotti alla persona (un kit, un abbonamento a casa, un buono dedicato), si entra nei fringe benefit, cioè beni e servizi ceduti al lavoratore in aggiunta alla retribuzione.
La regola ordinaria dell’art. 51, comma 3, del TUIR esclude questi benefit dal reddito da lavoro fino a 258,23 euro nel periodo d’imposta. Per il triennio 2025-2027, però, la legge ha alzato il limite:
Soglie fringe benefit 2026
1.000 euro per la generalità dei lavoratori dipendenti.
2.000 euro per chi ha figli fiscalmente a carico, con dichiarazione scritta al datore di lavoro che riporti i codici fiscali dei figli.
Attenzione: la soglia è complessiva e comprende tutti i benefit ricevuti dalla persona nell’anno (buoni, auto aziendale, utenze rimborsate e così via). Se la si supera, anche di un solo euro, diventa imponibile l’intero importo e non soltanto l’eccedenza.
Un prodotto dal costo contenuto come quelli mestruali difficilmente sfora la soglia da solo. Il rischio è la somma con gli altri benefit già riconosciuti, per questo l’amministrazione deve tenere traccia di quanto ha erogato a ciascuna persona.
Scenario 3: inserimento in un piano di welfare
C’è poi il welfare aziendale vero e proprio, disciplinato dall’art. 51, comma 2, del TUIR. Alcune categorie di opere e servizi (educazione, istruzione, assistenza sociale e sanitaria, tra le altre) non concorrono al reddito del lavoratore se sono messe a disposizione della generalità dei dipendenti o di categorie di dipendenti. Per l’azienda, l’art. 100 del TUIR permette di dedurre queste spese entro il 5 per mille del costo del lavoro dipendente.
Resta da capire se i prodotti per l’igiene mestruale rientrino in queste categorie. Oggi nessuna norma li cita espressamente, quindi l’inquadramento dipende dall’interpretazione e da come è costruito il piano. A maggio 2026 Forza Italia ha presentato in Senato un disegno di legge, con prima firmataria la senatrice Daniela Ternullo, che propone due cose: ridurre l’IVA su questi prodotti dal 10% al 5% e intervenire sull’art. 51 del TUIR per inserirli nei piani di welfare aziendale. È solo una proposta e l’iter parlamentare non è concluso.
Riepilogo: le tre modalità a confronto
| Modalità | Per la lavoratrice | Per l’azienda | Da verificare |
|---|---|---|---|
| Dispenser nei bagni | Nessun compenso in natura individuale | Costo d’esercizio inerente | Documentare l’installazione e le forniture |
| Kit o prodotti consegnati alla persona | Fringe benefit: esente entro 1.000 / 2.000 euro complessivi | Costo deducibile; controllo delle soglie individuali | Somma con altri benefit, dichiarazione figli a carico |
| Piano di welfare (art. 51, c. 2) | Esente se rientra nelle categorie previste | Deduzione entro il 5 per mille del costo del lavoro | Inquadramento dei prodotti nel piano, con il consulente |
E l’IVA sui prodotti?
Assorbenti, tamponi e coppette mestruali scontano oggi l’IVA al 10%. Dopo una fase sperimentale al 5%, la legge di bilancio 2024 ha riportato l’aliquota a quel livello, e il disegno di legge citato prima vorrebbe tornare al 5%. Per sapere se l’IVA pagata sugli acquisti è detraibile, soprattutto quando i prodotti vengono ceduti ai dipendenti, conviene chiedere al proprio consulente: dipende dal tipo di erogazione.
Come procedere in pratica
- Scegli il modello di erogazione. Il dispenser nei bagni è il più semplice e inclusivo. Il kit personale dà più privacy ma richiede più gestione.
- Coinvolgi subito l’amministrazione. Commercialista o consulente del lavoro possono confermare l’inquadramento prima dell’avvio.
- Metti tutto in una policy. Un documento interno chiaro aiuta a dimostrare che la misura è rivolta alla generalità dei dipendenti.
- Conserva la documentazione. Contratti di fornitura, fatture e comunicazioni interne ti servono in caso di controllo.
- Tieni d’occhio le novità. Il quadro normativo si muove e alcune proposte in Parlamento potrebbero cambiare le regole.
FAQ
I dispenser di assorbenti in azienda sono deducibili?
In generale i costi di acquisto, noleggio o comodato del dispenser e dei ricambi sono spese inerenti all’attività d’impresa, quindi riconducibili ai costi d’esercizio. Per la qualificazione esatta nel tuo caso conviene sentire il commercialista.
Gli assorbenti forniti dall’azienda sono tassati per le dipendenti?
Dipende da come vengono messi a disposizione. Se sono in un dispenser accessibile a tutti nei servizi igienici, di norma non si configura un compenso individuale. Se vengono consegnati alla singola persona, rientrano nei fringe benefit e sono esenti entro le soglie di 1.000 o 2.000 euro annui complessivi.
Qual è la soglia dei fringe benefit nel 2026?
Per il 2026 la soglia di esenzione è di 1.000 euro per la generalità dei dipendenti e di 2.000 euro per chi ha figli fiscalmente a carico. Se il valore complessivo supera il limite, anche di un solo euro, l’intero importo diventa imponibile.
I prodotti mestruali possono rientrare nel welfare aziendale?
Oggi non risulta una previsione espressa che li includa tra le spese di welfare dell’art. 51, comma 2, del TUIR. Un disegno di legge presentato in Senato a maggio 2026 punta a colmare questa lacuna, ma non è ancora legge.
Qual è l’IVA sugli assorbenti oggi?
L’aliquota applicata è del 10%. Dopo una fase sperimentale al 5%, la legge di bilancio 2024 l’ha riportata al 10%. Un disegno di legge presentato nel 2026 propone di ridurla al 5%, ma al momento non è in vigore.
Serve un accordo sindacale per introdurre la misura?
Per un dispenser nei bagni non necessariamente. Per fringe benefit e piani di welfare strutturati può servire un’informativa alle rappresentanze sindacali, se presenti. Un consulente del lavoro può indicare la procedura corretta per la tua azienda.
Questo articolo ha scopo informativo, è aggiornato a ottobre 2026 e non sostituisce una consulenza fiscale, legale o del lavoro. Norme, soglie e proposte di legge possono cambiare: prima di adottare qualsiasi misura, verifica la tua situazione con un commercialista o un consulente del lavoro.

